PapaGuanajuato

Un nuovo Papa messicano?

25 marzo 2012

Oggi i giornali d’oltreoceano titolavano “Un nuovo Papa Messicano” per sottolineare l’entusiasmo con cui la città di Guanajuato e il Messico hanno ricevuto il pontefice e auspicare una rinnovata azione apostolica nei paesi ispanofoni dell’America Latina. Domani è il turno di Cuba. In Brasile c’è già stato nel 2007 e ci tornerà nel 2013, ma è un caso un po’ a parte (vedi foto-grafico in fondo). Ratzinger ha incontrato il presidente Felipe Calderón e ieri c’è stato il primo bagno di folla che, senza dubbio, sarà seguito da quello di oggi alla collina del Cubilete (vedi articolo sintesi qui). Ciononostante  (e indipendentemente dalle simpatie e credenze religiose dei vari analisti che ne hanno parlato) ci sono alcune ombre sulla visita di Benedetto XVI che da qualche settimana a questa parte sono state al centro del dibattito nei media messicani. In Italia non se n’è parlato, ma vediamo rapidamente quali sono.

1) I costi straordinari per l’erario statale, già impoverito e in costante emergenza, e per i comuni della regione di Guanajuato hanno superato i 100 milioni di dollari e non tutti sono finiti, logicamente, in infrastruttura e investimenti lungimiranti e produttivi. Ok, è una visita di Stato, ci può stare. Ma non è proprio così, infatti, il Vaticano e l’episcopato (sotto il mantello della visita di Stato) parlano di una visita eminentemente pastorale, rivolta ai cattolici. Allora i dubbi sulle spese sostenuti da tutti i messicani (che sono cattolici solo all’82%) sono legittimi.

2) Si viene a saldare un debito, hanno dichiarato in più occasioni le gerarchie cattoliche messicane. La regione è stata abbandonata. Infatti, il Brasile ha “solo” il 68% di cattolici e l’America Centrale in certe zone è scesa intorno al 50% della popolazione, quindi avanzano i movimenti pentecostali, il protestantesimo e anche le altre religioni. La visita mira a recuperare un po’ il tempo e i fedeli perduti (come è legittimo attendersi, per carità).

3) Il Papa non incontrerà le vittime del padre pedofilo (che ha anche 6 figli sparsi per il mondo) Marcial Maciel, fondatore della influente congregazione dei Legionari di Cristo in Messico, nonostante lo abbia fatto in altri paesi, anche in Europa. Ci si chiede come mai non voglia affrontare e in qualche modo sanare il problema qui. Forse perché la Chiesa è meno presentabile: sta per uscire, infatti, un libro “La volontà di non sapere”, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote (e nessuno abbia fatto nulla). Ne 2006 fu semplicemente ordinato a Maciel di ritirarsi a vita privata e in preghiera, bella compensazione per le vittime.

4) I tre candidati alla presidenza Repubblica sono stati invitati e parteciperanno alla messa (non a un incontro politico o di stato) del Papa, indipendentemente dalla loro fede (uno, quello delle sinistre, Andrès Manuel Lòpez Obrador, non è nemmeno cattolico romano) e cercheranno così di accattivarsi l’elettorato cattolico e partecipare a un atto di pre-campagna elettorale. E’ anche probabile che Lopez Obrador abbia voluto fare atto di presenza (sempre per opportunità politica, come gli altri due) per non distanziarsi molto dai rivali, infatti la visita papale in un bastione del conservatorismo messicano è stata interpretata da molti opinionisti sin dall’inizio come una mossa dal sappore elettorale dei partiti di governo.

5) La campagna comincia il 1 aprile, ufficialmente, e un’apparizione mediatica di massa come questa non poteva essere ignorata dai tre moschettieri. E ok. Ma la visita arriva anche quando è in fase di approvazione una riforma importante della Costituzione messicana che potrebbe ribadire e sistemare il concetto di libertà religiosa e quello di Stato laico, ma anche (se passa nei termini proposti dal partito conservatore, il PAN di Felipe Calderòn) aprire all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche che in Messico, diversamente da quanto succede in Italia, è (o era) proibito. La riforma non è stata approvata prima della visita di Ratzinger, ma le speculazioni mediatiche parlavano di un eventuale regalo della politica per il Papa che, però, non è stato consegnato in tempo (e non sappiamo se lo sarà in futuro, ma intanto se ne parla).

6) Aborto. Guanajuato e molti altri stati del Messico hanno (come dicono) “protetto la vita” dal concepimento, cioè hanno penalizzato l’aborto in qualunque sua forma e condizione, quindi semplicemente le donne vanno in galera se lo praticano. A Guanajuato i casi sono stati molti. A Città del Messico, la politica di apertura sull’interruzione di gravidanza, invece, ha portato benefici (come in tutti i paesi in cui il tema è regolato e si permette l’aborto legale a certe condizioni anziché reprimere).

7) Violenza. Javier Sicilia, portavoce del Movimento per la Pace con giustizia e dignità in Messico, che lotta per la fine dell’offensiva militare dello stato contro i narcos e l’inizio di una politica sociale di ricostruzione e di riparazione verso le vittime, aveva chiesto con una lettera al Papa una sua “uscita dal protocollo”, quindi un suo appello deciso per la fine di questa guerra sanguinaria tra i cartelli e tra questi e lo stato, che ha solo portato a violazioni di massa dei diritti umani e a 60mila morte, 16000 desaparecidos e 250mila “trasferimenti forzati” di persone nel paese. Si dice che Ratzinger ne abbia parlato con Calderòn ma a parte questo e un appello generico alla fine della violenza, nient’altro.

Si tratta davvero di un nuovo “Papa messicano”?

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